
Psicologa dello sport: giovani, emozioni e benessere
- Entrare in una società sportiva significa entrare in un contesto educativo
- Cosa significa lavorare sulle competenze socio-affettive
- Dai concetti alla realtà delle società sportive
- Lo psicologo non arriva perché “c’è un problema”
- Anche ascoltare è una competenza
- Il prossimo incontro: Pattinaggio Fossalunga
- Lo sport non forma soltanto atleti
Quando pensiamo allo sport dei ragazzi, pensiamo spesso all’allenamento, alla tecnica, alla competizione, agli obiettivi da raggiungere.
Ma dentro una palestra, su una pista, su un campo o in una sala di danza succede molto di più.
I ragazzi imparano a confrontarsi con gli altri, a gestire una vittoria e una sconfitta, a tollerare la frustrazione, a chiedere aiuto, a rispettare regole e compagni, a riconoscere le proprie emozioni e quelle degli altri.
È proprio da questa consapevolezza che nasce il mio intervento come psicologa dello sport nelle società sportive del territorio, nell’ambito di Orizzonte Giovani, il progetto promosso dalla Provincia di Treviso per prevenire il disagio giovanile, intercettare precocemente le situazioni di fragilità e promuovere il benessere e l’inclusione attraverso una rete di interventi rivolti alle nuove generazioni.

All’interno di questo progetto, Sport Target realizza percorsi di educazione socio-affettiva rivolti ad atleti, allenatori e dirigenti sportivi under 35, con particolare attenzione allo sviluppo del rispetto, dell’empatia, della capacità di gestire le emozioni e alla prevenzione delle discriminazioni in ambito sportivo. Dal mio punto di vista, lavorare su questi aspetti significa riconoscere una cosa molto semplice: lo sport non allena soltanto il corpo e le abilità tecniche, ma è anche un importante contesto di crescita personale e relazionale.
Entrare in una società sportiva significa entrare in un contesto educativo
Il primo aspetto che emerge incontrando le società sportive è quanto lo sport possa essere un ambiente educativo importante.
Allenatori, tecnici e dirigenti hanno un ruolo significativo nella crescita dei ragazzi. Non sono psicologi e non devono esserlo: il loro compito non è fare terapia né risolvere situazioni personali.
Possono però contribuire a creare un ambiente nel quale un ragazzo si senta accolto, rispettato e libero di esprimere una difficoltà.
Per questo il lavoro che stiamo portando avanti non vuole trasformare l’allenamento in uno “spazio psicologico”, ma portare maggiore attenzione alla dimensione emotiva e relazionale che è già presente nello sport.
L’obiettivo è quindi lavorare sulla prevenzione e sulle competenze che possono aiutare i giovani ad affrontare in modo più consapevole le situazioni quotidiane: la relazione con i compagni, la competizione, l’errore, la frustrazione, il confronto con le aspettative e la gestione delle emozioni.
Cosa significa lavorare sulle competenze socio-affettive
Parlare di educazione socio-affettiva può sembrare qualcosa di molto teorico. In realtà riguarda situazioni estremamente concrete.
Cosa succede quando un atleta commette un errore davanti agli altri?
Come reagisce quando non viene convocato o quando trova poco spazio?
Come si gestisce la competizione tra compagni?
Come si comunica un feedback senza svalutare?
Come si riconosce che dietro un comportamento apparentemente oppositivo può esserci una difficoltà?
E ancora: come si può imparare a chiedere aiuto prima che una difficoltà diventi troppo grande?
Sono domande che appartengono alla quotidianità delle società sportive.
L’obiettivo non è eliminare le emozioni difficili. Rabbia, delusione, ansia, paura di sbagliare e frustrazione fanno parte dell’esperienza sportiva e della crescita.
Il punto è imparare a riconoscerle e a gestirle, anziché subirle o trasformarle in comportamenti che possono danneggiare se stessi o gli altri.
Dai concetti alla realtà delle società sportive
In questi mesi ho avuto l’opportunità di confrontarmi con realtà sportive diverse tra loro.
Il percorso è iniziato con la Cestellana Rugby, per poi proseguire con il gruppo Atletica Vedelago, la scuola di danza il Balletto di Castelfranco e l’Antares nuoto.
Sono discipline, ambienti e modalità di relazione differenti. E proprio questa varietà è preziosa, perché dimostra che non esiste un unico modo di vivere lo sport.
Cambiano le dinamiche del gruppo, il rapporto con la prestazione, il ruolo dell’allenatore, il modo in cui viene vissuto l’errore e anche il significato che la competizione assume per ciascun ragazzo.
Ciò che rimane comune è la necessità di creare contesti sportivi capaci di accompagnare la crescita della persona, oltre alla crescita dell’atleta.
Ogni incontro, quindi, parte dall’ascolto del contesto e delle persone che lo vivono. Non si tratta di portare una soluzione preconfezionata, ma di individuare insieme quali siano le situazioni sulle quali può essere utile lavorare.
Lo psicologo non arriva perché “c’è un problema”
Questo è forse uno degli aspetti più importanti da chiarire.
La presenza dello psicologo in una società sportiva non significa necessariamente che ci sia un problema da risolvere.
Anzi, la prevenzione funziona soprattutto quando si interviene prima che una difficoltà diventi un problema strutturato.
Creare occasioni di confronto, fornire agli adulti strumenti per leggere meglio determinate situazioni e aiutare i ragazzi a sviluppare consapevolezza emotiva significa lavorare sul benessere prima ancora che emerga una situazione di disagio.
È una prospettiva che si inserisce pienamente negli obiettivi di Orizzonte Giovani: intervenire precocemente sulle fragilità e, allo stesso tempo, rafforzare quelle competenze personali e relazionali, le cosiddette soft skills, che possono rappresentare importanti fattori di protezione durante la crescita.
Anche ascoltare è una competenza
Uno degli elementi che ritengo più importanti nel lavoro con i giovani è la possibilità di creare uno spazio nel quale non sia necessario avere immediatamente una risposta.
A volte un ragazzo ha bisogno semplicemente di poter dire che qualcosa lo mette in difficoltà.
Prima ancora di trovare una soluzione, è necessario poter riconoscere ciò che si sta vivendo.
Imparare a dare un nome alle emozioni, comprendere le proprie reazioni, ascoltare quelle degli altri e comunicare in modo efficace sono competenze che possono essere allenate proprio come una capacità tecnica.
E lo sport, per sua natura, offre moltissime occasioni per farlo.
Il prossimo incontro: Pattinaggio Fossalunga
Dopo i percorsi conclusi con la Cestellana Rugby, con il gruppo Atletica Vedelago e la scuola di danza il Balletto, il prossimo appuntamento sarà con Pattinaggio Fossalunga, con un primo incontro conoscitivo.
Anche in questo caso, il punto di partenza sarà l’ascolto: conoscere la realtà sportiva, le persone che la compongono, le loro esigenze e le dinamiche che caratterizzano il gruppo.
Perché ogni società sportiva ha la propria storia, il proprio linguaggio e il proprio modo di vivere lo sport.
Ed è proprio da lì che deve partire un intervento efficace.
Lo sport non forma soltanto atleti
Quando un ragazzo pratica sport, non sta soltanto imparando una disciplina.
Sta imparando a stare in un gruppo.
A confrontarsi.
A rispettare regole e persone.
A gestire la fatica.
A perdere e riprovare.
A riconoscere i propri limiti e, qualche volta, a superarli.
A chiedere aiuto.
A fidarsi degli altri.
Per questo credo che parlare di benessere psicologico nello sport non significhi aggiungere qualcosa di estraneo all’attività sportiva.
Significa, al contrario, prendersi cura di una parte fondamentale dell’esperienza sportiva: la persona che c’è dietro l’atleta.
Ed è da questa prospettiva che continueremo il nostro percorso nelle società sportive del territorio.
Orizzonte Giovani: un progetto per i giovani del territorio
Il percorso di Sport Target all’interno di Orizzonte Giovani nasce con l’obiettivo di contribuire alla prevenzione del disagio giovanile attraverso lo sport e lo sviluppo delle competenze personali e relazionali.
Un lavoro che continuerà nei prossimi mesi, coinvolgendo altre realtà sportive del territorio.
ProvinceXGiovani
Progetto: Orizzonte Giovani
Programma: UPI ProvinceXGiovani
Ente capofila: Provincia di Treviso
Il progetto è realizzato nell’ambito del Programma UPI ProvinceXGiovani, finanziato dal Fondo per le Politiche giovanili del Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Iniziativa nazionale “PROVINCE X GIOVANI. Insieme per il benessere e il protagonismo delle nuove generazioni”, promossa da UPI e dal Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale

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